Batteria liquida, come funziona l'idea geniale che copia la struttura delle cellule
Un grammo basterebbe per uno smartwatch. Niente metalli né plastica: solo un liquido che cambia colore per accumulare energia. Questo speciale materiale è il risultato di una ricerca americana
massimo.miliani
Mer, 17/06/2026 - 10:16
Da giallo a nero e ritorno Il veo limite delle moto elettriche non è mai il motore, sempre pronto e silenzioso, ma la batteria. Pesa, costa, usa materiali rari, ha un'autonomia limitata e ci mette troppo a ricaricarsi. Ecco perché una ricerca che arriva dalla Northwestern University, negli Stati Uniti, merita attenzione. Un gruppo di scienziati ha messo a punto un materiale liquido capace di fare da solo le tre cose che oggi richiedono dispositivi diversi: raccogliere, immagazzinare e rilasciare energia. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Chem ed è, a quanto dichiarano gli autori, il primo caso documentato di un materiale che accumula energia ricostruendo fisicamente sé stesso. Nella pratica è un fluido giallo che dopo aver fatto il pieno di energia si trasforma in un gel nero capace di trattenerla per mesi. Quando serve, restituisce la carica come farebbe una pila. E può assorbirla da fonti diverse: luce, un combustibile chimico, una corrente elettrica o persino i raggi X. Per riportarlo allo stato di partenza basta esporlo all'aria: l'ossigeno scioglie il gel e il materiale torna liquido, pronto a ricaricarsi da capo. Quante volte si vuole. Image
La maxi Harley LiveWire. Provate a immaginarla con una ricarica ultra rapida... Ispirata alle cellule e qui sta il trucco L'idea arriva dalla biologia. I ricercatori si sono ispirati al citoscheletro, quella sorta di impalcatura interna alle cellule che, a differenza del nostro scheletro rigido, si monta e si smonta di continuo per adattarsi a ciò che serve. Il materiale fa lo stesso: cambia struttura a seconda che debba accumulare o cedere energia. Samuel Stupp, autore senior dello studio insieme a Tyler Jaynes e Luka Đorđević, ha spiegato che l'obiettivo era costruire qualcosa che si comportasse come un sistema vivente, ma con una funzione pratica. C'è poi un dettaglio che fa drizzare le orecchie: per rilasciare gli elettroni il materiale non ha bisogno di luce. Lo chiamano dark photocatalysis, fotocatalisi al buio, e significa che funziona anche a lampada spenta — cosa che di norma manda in stallo i materiali fotosensibili. Cosa c'entra con le moto Qui scatta l'inevitabile bagno di realtà. Per ora un solo grammo di materiale, stima Stupp, basterebbe a caricare uno smartwatch: lontanissimo dai chilowattora che servono a muovere una moto. Nessuno, per ora, sta per infilare un serbatoio di gel nero al posto del pacco batterie di una Energica o di una H-D LiveWire. Il punto, però, non è la capacità di oggi ma il principio: una "batteria" che funziona in acqua, senza metalli né plastica e ricaricabile all'infinito, è esattamente il tipo di idea da cui un domani potrebbe nascere l'accumulo che oggi manca. La vera zavorra dell'elettrico — peso, materiali critici, tempi di ricarica — è tutta nella chimica della batteria, ed è proprio lì che ricerche come questa provano a smuovere le acque. Letteralmente, in questo caso. Siamo al livello di laboratorio, sia chiaro, non di prodotto, ma vale la pena tenerla d'occhio.
Green Planet
Massimo Miliani
Moto elettriche
Batterie
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati
