La Grecia intende unirsi ai Paesi europei che stanno lavorando alla creazione di centri di rimpatrio in Africa. Il progetto, previsto per il 2027, vedrebbe Atene collaborare con Germania, Austria, Danimarca e Paesi Bassi per stabilire i cosiddetti “return hub”, strutture situate al di fuori dell'Unione europea.
Il ministro greco per la Migrazione, Thanos Plevris, ha annunciato l'iniziativa durante un'intervista all'emittente Ant1. Secondo Plevris, Atene ha già individuato un Paese africano per sviluppare il progetto, ma il nome è ancora riservato. Tra i Paesi discussi ci sono Ruanda e Uganda, anche se non c'è stata una conferma ufficiale sulla scelta finale.
Plevris ha dichiarato che l'obiettivo è avere un progetto avanzato entro la seconda metà del 2027, quando la Grecia assumerà la presidenza di turno dell'UE.
Il modello proposto si differenzia da quello italiano con le strutture in Albania. I “return hub” coinvolgerebbero Paesi esterni all'UE nella gestione delle persone soggette a rimpatrio. Aspetti come le modalità operative, le garanzie legali e la compatibilità con le normative europee e internazionali sono cruciali per eventuali accordi.
Plevris ha anche anticipato un incontro con i rappresentanti degli altri quattro governi coinvolti e con il direttore generale dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni, per discutere i dettagli dell'iniziativa.
La questione dei rimpatri fa parte di una strategia più ampia che il governo greco vuole portare al tavolo europeo. Atene intende proporre al Consiglio Affari interni dell'UE del primo ottobre un sistema di misure straordinarie per affrontare crisi migratorie eccezionali.
Il ministro ha sottolineato situazioni caratterizzate da arrivi massicci e da quella che i governi interessati definiscono una possibile “strumentalizzazione” dei flussi migratori. In tali circostanze, Plevris sostiene la necessità di procedure più rapide, fino all'adozione immediata di provvedimenti di rimpatrio.
Questa posizione potrebbe alimentare il dibattito europeo, soprattutto per le implicazioni sul diritto d'asilo e sulle tutele per chi arriva alle frontiere dell'Unione. La discussione sui centri in Paesi terzi è legata non solo all'efficacia delle politiche di rimpatrio, ma anche alle garanzie previste dal diritto europeo e internazionale per l'esame delle richieste di protezione.
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati