Le città europee si trasformano per affrontare il caldo: più verde e spazi freschi

Le temperature in aumento spingono le città europee a ripensare gli spazi urbani per tutelare la salute dei cittadini

Le città europee si trasformano per affrontare il caldo: più verde e spazi freschi

Le estati in Europa stanno subendo cambiamenti significativi e, di conseguenza, anche le città devono adattarsi. Metropoli come Parigi, Milano, Barcellona, Roma e Atene sono state progettate in tempi con condizioni climatiche diverse rispetto a quelle attuali. Le ondate di calore più intense e frequenti rendono l'adattamento urbano una questione sia ambientale che sanitaria.

L'Europa si sta riscaldando a un ritmo più veloce rispetto alla media globale. Le conseguenze non si limitano a siccità, incendi o turismo: le alte temperature aumentano il rischio di disidratazione e colpi di calore, e possono peggiorare malattie cardiovascolari, respiratorie e renali.

Uno studio pubblicato su Nature Medicine e citato nell'articolo originale indica che nel 2023 in Europa ci sarebbero stati circa 47.700 decessi legati al caldo. L'Organizzazione mondiale della sanità considera lo stress termico la principale causa di morte legata al clima nella Regione europea.

Le caratteristiche delle città complicano ulteriormente il problema. Asfalto, cemento e altri materiali assorbono l'energia solare durante il giorno e la rilasciano in seguito, mentre la mancanza di vegetazione riduce le aree ombreggiate. Anche la disposizione degli edifici può limitare la ventilazione, creando il fenomeno dell'“isola di calore urbana”, che mantiene elevate le temperature anche di notte.

Gli effetti non sono uguali per tutti. Una persona anziana che vive sola all'ultimo piano di un edificio poco efficiente e senza climatizzazione è generalmente più vulnerabile rispetto a chi dispone di un'abitazione ben isolata, spazi verdi vicini e sistemi di raffrescamento. Il caldo estremo si intreccia quindi con le disuguaglianze economiche, abitative e sanitarie.

Alcune città europee stanno già sperimentando nuove soluzioni. Barcellona, ad esempio, ha creato una rete di “rifugi climatici”: biblioteche, scuole, centri civici, piscine, parchi e altri luoghi accessibili dove, nei giorni più caldi, si possono trovare temperature più sopportabili, acqua e spazi per riposarsi.

L'obiettivo è utilizzare strutture già esistenti trasformandole in una rete diffusa di protezione dal caldo. Una strategia che vede lo spazio urbano come parte delle politiche di prevenzione sanitaria.

Parigi sta lavorando soprattutto sull'incremento della vegetazione e sulla permeabilità del suolo. Le cours oasis, ad esempio, stanno trasformando alcuni cortili scolastici asfaltati in spazi con alberi, piante, ombra e superfici capaci di assorbire l'acqua. Parallelamente, la capitale francese sta aumentando gli spazi verdi e pedonali e modificando aree precedentemente destinate alle automobili.

La sfida non è solo raffrescare gli interni con l'aria condizionata. Diventa sempre più importante intervenire sulla temperatura degli spazi esterni, creando quartieri che offrano ombra e condizioni più vivibili anche nei periodi di caldo intenso.

Milano è un altro esempio. Se il Bosco Verticale è diventato il simbolo dell'integrazione tra architettura e vegetazione, il progetto Forestami mira ad ampliare il patrimonio arboreo dell'area metropolitana.

Il numero di alberi è solo una parte della questione. Conta anche dove vengono piantati, quanta ombra riescono a creare e quali cittadini ne beneficiano. La presenza di alberature in quartieri densamente popolati e vulnerabili alle alte temperature può avere un impatto molto diverso rispetto a interventi lontani dalle zone più esposte.

La questione è ancora più urgente nelle città mediterranee. Roma, Atene, Madrid, Lisbona e Siviglia potrebbero dover adattare progressivamente edifici, scuole, piazze, trasporti e percorsi pedonali a periodi di temperature estreme più frequenti.

Anche le abitudini quotidiane potrebbero cambiare. Nei periodi più caldi, alcune attività potrebbero concentrarsi maggiormente nelle prime ore del mattino o alla sera, mentre gli spazi pubblici potrebbero essere utilizzati di più dopo il tramonto. Anche il turismo mostra segnali di trasformazione, con il fenomeno delle “coolcations”, viaggi estivi verso destinazioni più settentrionali alla ricerca di temperature più miti.

Il cambiamento climatico sta quindi attribuendo all'urbanistica un ruolo sempre più legato alla salute pubblica. Alberi e parchi, ma anche fontane, tetti verdi, superfici permeabili, edifici progettati secondo criteri bioclimatici, corridoi di ventilazione, rifugi climatici e mezzi pubblici adeguatamente climatizzati possono contribuire a ridurre l'esposizione al caldo.

La città del futuro non dovrà essere progettata solo per consentire alle persone di vivere, lavorare e spostarsi. In un'Europa alle prese con temperature crescenti, la capacità di offrire ombra, acqua, verde e luoghi freschi diventa parte integrante della prevenzione sanitaria e della qualità della vita urbana.

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